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Nei Momenti Difficili, Quando Diciamo: Devo Uscirne

A volte la vita è spigolosa e ce ne accorgiamo solo quando ci arriva addosso alle spalle e ci cappotta in una giornata di cielo sereno.

Se anche tu hai sentito che il terreno ti è franato sotto i piedi, hai perso ogni punto di riferimento e conti le due lenticchie che ti sono rimaste in tasca dopo aver passato una vita a costruire, spero che ti dedicherai qualche minuto alla lettura di questo post.
Il mio intento non è quello di salvarti, rinverdire la terra ai tuoi piedi e farti sapere che con altro duro lavoro ce la farai. Il mio scopo è quello di dirti che sei progettato per farcela senza alcuna forzatura.

Anche se non ci credi.
Anche se pensi che ormai è tardi.
Anche se non sai assolutamente da che parte rifarti.

Tu ce la farai e potrai conservare in tutto il processo un altissimo, bellissimo e fortissimo senso di umanità.
Quello per dire, che ti fa rimanere innamorato delle persone, senza trasformarti in un cinico adulto con tanta pessima esperienza.

Dunque, la vita a volte è spigolosa e ti coglie di sorpresa. Arriva, ti rovescia addosso una tempesta pazzesca e ti lascia lì, naufrago in quel che rimane.

A volte è difficile da prevedere.
Quasi mai prima di arrivare ti dà un colpo di telefono.
Quando arriva è sempre una devastazione.

Ecco che la mia riflessione nasce da qui:
Nella devastazione, cerchiamo delle soluzioni radicali per trattare quella cosa tremenda che stiamo vivendo.
Stiamo affogando e ci stiamo preoccupando di tutto: di noi, dei figli, di cosa dirà la gente, di cosa dirà la gente ai nostri parenti, di proteggere questi interessi, queste persone e ancora. Altri infiniti ragionamenti giorno dopo giorno. Notte dopo notte.

Nella confusione è naturale essere frastornati. E ci sta.

Ma so anche che sapere come funzioniamo aiuta.

Sapere che le circostanze hanno un impatto su di noi e che possono farci cadere, ci rende umili.
Sapere che il senso del tempo e il grado di sofferenza che sperimentiamo prima di rimettersi in piedi è un’esperienza interiore del tutto temporanea e arbitraria, ci rende liberi.
Non esiste una reazione uguale ad un’altra. Non esiste una caduta simile ad un’altra.
Ognuno sperimenta la sua realtà solo all’interno di se stesso.

Persone che si adattano a una vita di violenza e ne escono.
Persone che emergono dopo grandi lutti.
Persone che sopportano grandi fatiche con una grande dignità.

Di solito quando si è giù per terra devastati, vorremmo rimetterci in carreggiata per via delle responsabilità, della pena che ci facciamo e di altre menate che ci assalgono lì per lì. Però più ci vogliamo alzare e più ricadiamo. A volte lo facciamo per forza di volontà, per desiderio di riscatto o per orgoglio.

Ci trattiamo con severità, come se, visto che siamo adulti, dovremmo sapere cosa fare e dato che non lo sappiamo, ci consideriamo degli sfigati.

Siamo esseri curiosi: mentre è normale concedersi del tempo per riprendersi dopo un infortunio o una banalissima influenza, non ci pare normale, concedersi del tempo e dello spazio senza menate esistenziali dopo che un transatlantico ci è piombato dritto in faccia.

Eppure io so, che se ci diamo spazio e tempo, l’Intelligenza che è sempre disponibile in ogni momento, è pronta a schizzare fuori, come un super tele tenuto al di sotto del pelo dell’acqua.

Una volta sentii Cathy Casey, un’insegnate ingambissima, ospite al nostro Books Club in Aprile, disse questa cosa:

Un evento avverso accade. Quello che facciamo è aggiungere quintali di Pensiero Avverso.

E cosa pensate che vi trascini sul fondo, L’evento avverso o il vostro fottutissimo Pensiero avverso?

Un grande rispetto e un abbraccio, ricco di affetto a tutti coloro che stanno attraversando la tempesta.

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