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Mi chiamo Sally e non sono un’alcolizzata. La Dipendenza

Ho conosciuto Sally  durante la conferenza di Londra sui Tre Principi e in quell’occasione l’ho ascoltata concludere il suo discorso dicendo:

Mi chiamo Sally e non sono un’alcolizzata! Mentre io, Simona, Carla e altre 747 persone del pubblico stavamo piangendo lacrime di speranza, gioia e profonda emozione per chi aveva reso possibile ciò che sembra impossibile: uscire dalla dipendenza dall’alcol dopo quasi 40 anni di alcolismo.

Ho poi avuto il piacere di re-incontrarla un anno e mezzo dopo in Spagna, durante un corso di formazione condotto dal Dott. Jack Pransky insieme alla splendida Gabriella Maldonado.

Credo che nulla valga più delle parole di Sally per descrivere il percorso di profonda trasformazione che, dopo decine di anni di sofferenza, è riuscita a compiere grazie alla sua meravigliosa Essenza e ad una profonda comprensione.

 

⇒ Versione originale inglese.

Negli ultimi 37 anni sono stata dipendente dall’alcool. Tutto cominciò quando avevo 17 anni e incontrai il mio primo ragazzo. Aveva 10 anni più di me. Andare al pub ogni sera era tutto ciò che voleva fare. Andavamo al pub sette sere a settimana e ho scoperto che dopo aver bevuto cinque mezze pinte di birra, iniziavo a sentirmi più felice e più sicura. Diventò un’abitudine. Nel fine settimana mi svegliavo con i postumi di una terribile sbronza. Presto mi resi conto che, se avessi bevuto 5 mezze pinte prima dell’ora di pranzo, la mia sbornia sarebbe scomprasa. Ciò per me evidenzia la velocità con cui sono rimasta intrappolata nel ciclo della dipendenza, del pensiero e dell’illusione che l’alcol potesse risollevare le mie emozioni e mi potesse dare fiducia. Questo schema continuò per circa 10 anni, ma quello che non avevo realizzato fu che l’alcol mi trasformò in un mostro arrabbiato e geloso. Ero molto emotiva e davo la colpa agli ormoni, ma era l’alcol che mi rendeva paranoica. Ho causato così tante discussioni inutili.

La discesa

Dopo 10 anni ho incontrato il mio secondo ragazzo e ho accellerato il passo nel bere. Di giorno lavoravo a tempo pieno come tecnico scientifico senior e la sera in un pub. Questo lavoro sembrava perfetto per me, visto che potevo vedere il mio nuovo fidanzato e potevo servire da bere gratuitamente ad entrambi mentre venivo pagata. Dopo il lavoro andavamo in una discoteca a consumare altri alcolici. Ero ubriaca sette sere a settimana. A quel tempo bere stava soddisfacendo i miei desideri. Ero felice e piena di fiducia. Alla fine la mia vera personalità da ubriaca ha iniziato a rialzare la sua brutta cresta e le mie sbornie sono diventate più estreme. Il mio primo drink della giornata nei fine settimana doveva essere esattamente alle 12.00. Se non riuscivo a prendere da bere, diventavo molto ansiosa e arrabbiata. Se uscivo la sera, ero spesso ubriaca prima ancora di uscire dalla porta. Ho rovinato così tanti eventi con comportamenti inaccettabili, imbarazzando le famiglie di amici senza rendermene conto. Al mattino avevo già dimenticato quello che avevo fatto. Il mio lavoro ha iniziato a subire delle ripercussioni, ho dovuto prendere giorni di ferie a causa della depressione, dell’ansia e per i postumi della sbornia infernale. Nel 2000 ho rassegnato le dimissioni volontarie dopo 16 anni di lavoro in università. Il fatto che bevevo peggiorò progressivamente le mie prestazioni al lavoro e persi diversi posti di lavoro a causa della mia abitudine, ero piena di vergogna e isolata. Mi avevano anche fermato per guida in stato di ebbrezza. Ho ripetutamente provato a disintossicarmi nei centri di trattamento e mi sono unita ad un gruppo di Alcolisti Anonimi per cercare di rimanere sobria, ma ogni volta ricadevo e tornavo allo stesso orribile stile di vita e miseria. Il desiderio di avere un drink è diventato travolgente e ho pensato che se avessi bevuto qualche drink la sera, avrei potuto controllarlo. Il primo drink non era mai del tutto soddisfacente, ma mi sono ripromessa che avrei bevuto solo qualche drink ogni sera. Un bicchiere di vino porta presto a una bottiglia e, in breve tempo, sono tornata al punto di partenza, bevendo tutto il giorno, quando ero libera dal lavoro con un enorme deterioramento della mia salute mentale e fisica. Ero assolutamente devastata. Come avevo potuto lasciarmi travolgere di nuovo da questa bieca esistenza? Ogni mattina vomitavo senza mangiare e senza badare alla mia igiene personale. Mi sentivo così sola e disperata che volevo solo morire.

Ho anche tentato diverse volte di togliermi la mia vita con un’overdose di paracetamolo e altri farmaci aggiunti all’alcol. Questo schema è continuato per sei anni, dentro e fuori da diversi centri di disintossicazione, alla disperata ricerca di una soluzione alla mia dipendenza. Ero un relitto aggrovigliato. Vedevo ombre e immaginavo che le persone parlassero anche a persone che non c’erano. Sentivo che stavo impazzendo. Pensavo davvero che la mia vita fosse finita e non mi importava. A quel tempo vivevo con mia madre che soffriva di demenza senile da 10 mesi e stava anche facendo una terapia per il cancro al seno.

La solitudine

Ero disperatamente sola e passavo le mie giornate a fare le faccende domestiche, a cucinare e a prendermi cura di mia madre. La mia giornata iniziava alle 6 del mattino. Ogni mattina quando mi svegliavo con un sussultopienodi ansia, tremavo dalla testa ai piedi con sintomi da astinenza. Scendevo al piano di sotto, nel garage, dove mi sedevo su un piccolo sgabello in un angolo al buio per bere dell’alcool per cercare di fermare il tremore. Questo processo richiedeva circa due ore in cui bevevo alcolici puri che vomitavo, poi bevevo, vomitavo e poi bevevo e vomitavo di nuovo. Alla fine il tremore passava e mi sentivo pronta ad affrontare la giornata.

Ad un passo dalla morte

Poi una notte, nel dicembre del 2014, sono andata a letto normalmente alle 8 di sera. Ho cominciato a sudare come non avevo mai fatto prima in tutta la mia vita. Ho passato la maggior parte della notte a cambiare la biancheria perché era tutta bagnata. Ho iniziato ad avere i brividi, così ho iniziato la mia terapia alcolica per cercare di alleviare i sintomi. Questa volta non riuscivo a mandare giù l’alcol, non funzionava più ed ero così spaventata che alla fine ho chiamato un’ambulanza. Il paramedico arrivò e dopo alcuni rapidi test mi portò immediatamente in ospedale con le luci lampeggianti e le sirene a tutto spiano; al pronto soccorso mi dissero che ero in fin di vita. Non avevo idea che stavo morendo. Ho scoperto successivamente che avevo l’acidosi e l’ipotermia e tutti i miei organi stavano collassando. Sfortunatamente il mio incontro con la morte non è stato sufficiente a frenare la mia abitudine di bere così, dopo la dimissione dall’ospedale, sono tornata con mia mamma e l’incubo è ricominciato.

Trovavo qualsiasi compito, come cucinare o pulire, insopportabile e non potevo farcela. Facevo cadere le cose, mi scivolavano, non riuscivo a stare in piedi, bruciavo le cose ecc. … Scivolavo nel letto la sera, così grata di aver fatto passare viva un altro giorno, ma in realtà non volevo nemmeno svegliarmi l’indomani. Ero così spaventata che il rumore nella mia testa mi stava facendo impazzire, pensavo di non poter più andare avanti, credevo di morire o che sarei finita in un ospedale psichiatrico. Mi sentivo così disperata che gridavo alle ombre che vedevo.

L’istinto di sopravvivenza

Per fortuna, il desiderio di sopravvivere è stato più forte, continuando così non potevo altro che peggiore e volevo che tutto ciò finisse. Mi sono resa conto che dovevo fare una scelta una volta per tutte, per risolvere la questione. Dopo aver cercato freneticamente su Internet, ho trovato un centro di trattamento a Southampton che avrebbe ospitato me e il mio cane Tilly, era tutto ciò che avevo, quindi non avrei pensato di andare senza di lei. Il 18 dicembre 2014 sono stata ricoverata alla clinica Manor di Southampton per un mese. Come previsto, dalle mie precedenti esperienze in centri di trattamento, è stato molto difficile. Avevo perso la capacità di camminare, il mio sistema nervoso era compromesso e avevo bisogno di una disintossicazione completa di due settimane, procedura piuttosto orrenda.

 

⇒ Segue la seconda parte della storia sarà pubblicata.

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