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Come Andare Oltre un Probabile Fallimento Professionale

Lo scorso week end c’è stata la fiera del libro di Firenze a cui Monica ha partecipato come espositore.
Dire che è stata la peggior fiera a cui lei ha partecipato è dir poco e come se non bastasse, la presentazione che avevamo pianificato insieme di Fai pace con il cervello è stato un flop cosmico.

In questo post parlerò di ciò che crediamo essere un fallimento, di come può essere difficile lì per lì combattere con l’ansia e l’inadeguatezza che ci coglie quando non centriamo il punto.
Non so se a voi vi sia mai successo sentirsi completamente fuori posto in una situazione: l’imbarazzo di sentirsi tra sconosciuti che si aspettano qualcosa da te e tu sei lì che cerchi di dire qualcosa di sensato ma non sei nella condizione ideale di fare o dire niente.
Annaspare, arrampicarsi sugli specchi e nonostante tutto vedersi scivolare giù e poi giù irrimediabilmente.
Non vi dico l’apprensione, l’ansia e il panico.

Comunque, avevamo prenotato uno spazio all’interno della fiera e fino a qualche giorno prima non ci avevano comunicato con esattezza l’ora della presentazione né tantomeno il giorno.
Va bé, siamo persone che si adattano, ci siamo dette.
Però come dire, non potevamo neanche preparare un po’ di promozione perché non c’era niente di prenotato.
Quindi incassiamo il colpo.
Esce il programma il giorno prima dell’inizio della Fiera lo apriamo cariche di speranza e la prima nota negativa che vediamo è che la mia presentazione è in contemporanea con quella di Vecchioni. Quel Roberto Vecchioni, uomo in gamba sulla settantina, colto, cantante e scrittore. Lui.

Ma sai com’è mica posso farmi condizionare da questo, magari tra tanta gente, pensavo, forse qualcuno sarà attratto dal mio titolo e farà un salto. Poi di solito, le persone rimangono sempre abbastanza catturate. Di solito.
Arrivo lì, sorridente con i miei libri in mano e c’è il vuoto. Dopo qualche minuto arrivano due ragazzi giovani sui 17 anni. Chiedo loro: Cosa vi ha spinto a venire qui? e loro: no, niente, stiamo facendo uno stage con la scuola e la prof ci ha andato qui a sentire. Prima botta.
Poi arriva un’altra signora, dice incuriosita dal titolo, ah finalmente. Poi ne arrivano altre due, che si mettono allegramente a fare i cavoli loro sfruttando solo le sedie, le uniche presenti in tutta la fiera.

Inizio a parlare e dopo qualche minuto, un tipo qualche metro alla mia destra con un microfono a ultrasuoni, inizia a parlare a un volume che, Dio mio, il mercato non regge il paragone.

E allora, lì mi sono davvero agitata.

Le persone davanti a me che continuavano a guardare a destra e sinistra spaesate dal rumore, io che già avevo i miei problemi a tenere la concentrazione con la voce urlante alla mia destra, inizio a vedere che li avevo persi. La Signora si alza, mi ringrazia e se ne va. Rimango con i ragazzi che poracci, erano obbligati dall’insegnante a stare lì. In più non potevo neanche lasciare il microfono che era un impianto fisso dietro il tavolo, se mi fossi pure messa a sedere come era previsto dal protocollo avrei dovuto usare il corso di rianimazione con defibrillatore.
E allora niente avevo 60 minuti a disposizione e ho finito con larghissimo anticipo.
Libri venduti 0.

Apparentemente è un fallimento clamoroso. Sicuramente non ho raggiunto nemmeno lontanamente il mio obiettivo di vendita. Eppure dentro di me, non c’è alcuna traccia di fallimento.

1 – Ho visto che il calo della mia performance è stata causata da un affollamento di pensieri nella mia testa da film horror.
Sì, la stanza vuota, il tizio da mercato e le persone lì presenti hanno avuto un impatto su di me ma sono io che dentro di me ho creato una storia di disfatta. Sono io che mi sono fatta cogliere dalla paura. Sono io che mi sono sentita inadeguata. Sono io che mi sono fustigata. Sempre io.
In questa condizione mentale, posso solo ringraziare di essere stata in grado di dire qualche frase in italiano. Avrei potuto balbettare e dire cose senza senso.
2 – Ho visto che non tutti i giorni sono uguali e non è sempre così scontato fare bene. Ci sono dei momenti in cui sei giù come una panna smontata. Arrabbiarsi con se stessi per questo non ha alcun senso.
3 – Ho visto che se mi fossi paragonata a Vecchioni mi sarei sentita una miserabile.
4 – Ho visto che è giusto chiudere progetti, presentazioni e relazioni quando non si è nello stato ottimale per portarle avanti. Senza vergogna e senza alcuna colpa.

E comunque posso ringraziare la fiera di Firenze se ho ripreso in mano Fai pace con il cervello, libro che avevo messo via da qualche tempo.
L’ho aperto, l’ho riletto. Alcuni passaggi sì lo confermo hanno un sapore un po’ vintage per me. Il linguaggio, il livello di comprensione e altre cose mi lasciano un po’ schizzinosa.
Però alcune cose, alcuni lampi sono ancora buoni e validi.
E allora, prima che esca dal catalogo e io lo rimpiazzi con qualcosa di più fresco che sto cercando di mettere insieme, ordinatelo su Amazon.

Dalla fiera di Firenze, finita ieri, è tutto.
Sono a fianco di ogni piccolo editore che si è fatto il mazzo in questi tre giorni per portare un po’ di cultura nel mondo e si è trovato a combattere con la sciatteria dell’organizzazione che è stata tristemente inefficiente e sgarbata.

 

Però dai, io e la Monica ci siamo consolate con una cena divina al Piccolo Trianon a Cercina che fa un pollo fritto con la ragnatela che mamma mia.

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