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Essere genitori. Come farlo bene, se nessuno ce lo insegna?

La dott.ssa Neuropsichiatra Infantile Angela Scarano ci parla del ruolo dei genitori e come l’Essere Genitori sia un viaggio di continua scoperta, dal punto di vista della sua esperienza personale e alla luce della comprensione Tre Principi.

Riflessioni della dott.ssa Scarano

Il nostro 2020 in famiglia è iniziato con una gioia grande: un nuovo piccolo in famiglia!! Evviva!! Un cucciolo tenerissimo con gli occhi e la pelle piena di un altrove meraviglioso.

Sembra tutto così intenso: lui, la fatica della nascita, il suo arrivo e anche la preoccupazione che tutto vada bene.

Un’ anima nuova è venuta a trovarci su questo mondo, un dono meraviglioso. E un corpo pronto a infiniti cambiamenti.

Ieri i cuginetti erano sconvolti di come le piccole manine fossero così aggraziate e i movimenti delicati e di come anche loro fossero stati così.

“Cresceranno quelle manine. È incredibile.” “E mentre cresci ti senti sempre uguale: non sai cosa succede, ma sai che sei tu”. Dicevano ieri. Consapevolezza pura.

In più: accade che i nostri giovani siano diventati mamma e papà! Che bello testimoniarlo, esserci.

L’evento richiama un universo di sensazioni e significati per tutti.

Abbiamo tre figli e già tre nipoti e molti pro-cuginetti e tanti amici. Quindi più volte abbiamo ricevuto questo dono e l’avventura da genitore è stata condivisa da tutti, ognuno a suo modo.

In più, per lavoro faccio la Neuropsichiatra Infantile, ho visto nascere negli ultimi venti anni tanti figli e genitori, in tutti i sensi che possiamo individuare in queste esperienze, nella gioia e nella difficoltà, nella salute e nella malattia.

La nascita di una persona è un dono, in ogni senso.

La nascita di genitori, anche. Ma mi frulla nella testa la frase: “Genitori si diventa”.

Genitori si diventa

È una frase che sto mettendo un po’ in dubbio ultimamente. Nell’anticamera della mia testa questa frase risuona. Non sempre con una sensazione di condivisione. Cioè: non sono sicura sia vera.

Se essere genitore consiste nell’utilizzare competenze, capacità da apprendere e per migliorare sempre più, aggiungere skills ad un curriculum, allora sì, forse è vera.

Cantare canzoncine, cucinare buoni pranzetti, produrre buon latte, organizzare feste, ricordarsi compleanni e impegni vari, sapere la matematica, sapere la storia, fare disegni, conoscere le scuole migliori, i maestri migliori, avere tante disponibilità di tempo e soldi, essere sereni e risolti, avere possibilmente una storia di vita lineare e priva di traumi, saperne di economia, saper fare la spesa, adattarsi in spazi e tempi di vita “ristretti” per dare spazio alle nuove generazioni, ascoltare, essere moglie e marito sempre innamorati o almeno abbastanza affiatati ed efficienti oppure, nel caso di separazione, farlo senza far troppi danni alla prole, saper capire, ma porsi dubbi e stimolare verso il nuovo.

Ho inserito nell’elenco sia cose che credo importanti, sia cose impossibili, sia cose inutili ma purtroppo secondo qualcuno fondamentali.

In ogni caso, elencate così in maniera caotica e priva anche solo dell’ordine cronologico o prioritario “richiesto”, queste caratteristiche o capacità del genitore mi fanno “girare la testa”, mi rendono inquieta e a dire il vero mi staccano dalla realtà.

A parte il fatto che ogni giorno si diventa tutto: il cambiamento è parte di noi, è ciò di cui siamo fatti, come appunto notavano i bimbi incontrando il cuginetto neonato. È possibile che accompagnare un altro essere umano nella crescita e nello sviluppo sia costituito da una serie di skills?

Quindi? Direi che non considero vera questa frase.

Essere genitori è un viaggio di continua scoperta.

 

Con la comprensione dei Tre Principi -Pensiero, Mente e Consapevolezza-, ciò che mi rimane di questa frase è che non mi importa se sia vera o no; mi importa se mi punta in una direzione utile o non utile nel mio percorso: di genitore e di “accompagnatore di genitori” in questo caso.

Mi è utile se penso che pian piano nel fare il genitore, nel tempo, posso acquisire una comprensione più profonda di come funziona l’esperienza umana, per me e per i miei figli. Se penso che tramite loro rivivo con occhi nuovi cose vissute prima con sguardo diverso, e vedo i principi in azione: ovvero: ogni esperienza non è solida, ma l’esperienza di ciascuno si crea momento per momento via pensiero, priva di vincoli, aperta ad un nuovo pensiero e a un nuovo livello di consapevolezza.

Non mi è utile se penso che nell’idea di “diventare” ci sia un qualcosa che ancora non sono e Dovrei essere. E che per essere il quel modo, devo imparare tecniche o sciogliere nodi.

Non mi è utile se mi allontana dal senso di pienezza di ciò che ho già lì e nessuna lezione o incontro potrà cambiare, se non sono io a mettere in campo pensiero-mente-consapevolezza in maniera tale da accedere alla mia saggezza.

Incontrare il proprio figlio

È quel senso di pienezza di quando incontri tuo figlio per la prima volta -e poi giorno per giorno- e sai nel profondo di te stesso che tutto è già lì, perché forse lo era prima e lo sarà anche se non saprai fare bene tutte quelle cose che elencavo sopra, anche se farai errori e anche lui o lei potrà farne, o fare fatica o -addirittura- soffrire. Non che questo tolga la voglia di migliorarsi appunto, di provare a fare bene, anzi la fa venire e con una spinta autentica.

Vedo tante difficoltà e io stessa ne vivo ogni giorno in questo turbinio di pensieri e vita: decisioni da prendere, verità da riconoscere, sogni da rimandare, separazioni da accettare, rifiuti da digerire.

Ma nella quiete della mia mente scopro che essere genitore è soprattutto fornire opportunità ai nostri figli e a noi stessi. Opportunità di cosa? Non di avere bei vestiti, imparare tutte le lingue e le arti del mondo, di vedere città, di ricevere solo <<sì>> ai desideri, mai << no>> alle pretese, di scambiare l’autoreferenzialità con la determinazione, di scambiare passività e delega con la tolleranza.

Per me essere genitore è opportunità di cura, protezione, chiarezza della mente per accogliere la vita e non solo i nostri pensieri sulla vita: opportunità di incontrare l’ignoto con fiducia, servendosi del “noto” nella misura in cui ci sostenga e non interferisca.

Essere genitori è un viaggio di continua scoperta.

 

Essere genitori è una occasione, farlo bene è una opportunità e una responsabilità, impegnarsi al massimo per farlo bene è tutto ciò che serve: l’universo è lì momento per momento per aiutarci se vogliamo ascoltarlo e i bambini e i ragazzi ce lo dicono, ci guidano.

Non vuol dire programmare la vita altrui, non vuol dire crescere dei prepotenti che credano di poter comandare gli altri in nome dell’amore,  non vuol dire farsi comandare da piccoli tiranni, né vivere la vita attraverso la loro vita; non vuol dire dimenticarsi di un mondo fatto di fatiche oltre che di piacere, non vuol dire impedire a qualcuno di soffrire, non vuol dire non commettere errori, né giudicare solo gli errori di altri adulti ed educatori.

Col mio primo figlio ho fatto molti errori ben riconosciuti, con gli altri altrettanti, anche se diversi.

Con i genitori ho avuto a volte la tentazione di raccontare qualcosa, ma anche nel caso abbia detto cose importanti, non sono stata ascoltata, se non da chi fosse pronto a ricevere proprio quelle indicazioni.

Ognuno ascolta ciò che può ascoltare; e fa il meglio che può, dato il pensiero del momento.

Ognuno non è mai solo, ma immerso in una intelligenza della vita che si prende cura di tutti con RISPETTO.

Il consiglio di mia madre

 

Ricordo bene quello che mia madre, connessa a quella intelligenza e a quel rispetto, mi ha detto alla nascita del mio primo figlio: “Io non ti darò consigli su come essere mamma o su cosa fare: al massimo posso raccontarti ciò che ho vissuto io e sarai tu ad utilizzare o meno quell’esperienza, se lo riterrai utile. In ogni caso sarò qui per accompagnarvi per la vostra strada.”

Intelligenza del cuore. Rispetto. L’effetto che mi ha fatto è stato di fiducia e forza.

Poi aveva però aggiunto: “L’unico consiglio riguarda come stare vicino a chi fa con te il genitore: accetta l’aiuto pratico, non giudicarlo mai, perché ognuno di voi due, se ha la fiducia dell’altro, farà sempre bene e proverà a migliorare.”

Grazie mamma, ho provato a ricordarmi sempre delle tue parole e della sensazione di fiducia che ho provato.

Genitori forse si diventa, ma soprattutto si è genitori momento per momento e sempre con e per i figli, mai soli o per se stessi.

 

Dott.ssa Angela Scarano

Reggio Emilia, 10/02/2020

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