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La Libertà tra le Regole

Hai mai riflettuto sul senso di libertà personale in una società così detta civile, organizzata in una forma sociale? A cosa servono le leggi?

Quotidianamente dobbiamo seguire le regole del codice civile, codice penale, codice stradale, regolamento condominiale, regolamento aziendale e così via.

Quanto la nostra libertà personale può essere limitata dalla legge, dai codici e dai regolamenti? L’antica saggezza o buon senso che dir si voglia dice:

La mia libertà finisce dove inizia la tua

Ma questo è un confine piuttosto soggettivo e variabile… come fare allora per vivere liberi?

In questo articolo vorrei riflettere insieme a tutti voi, internauti lettori arrivati qui per caso, per curiosità o per ricerca specifica, con l’unico scopo di confrontare la mia idea di questo momento con le vostre; è una domanda aperta, una riflessione alla quale non ho ancora trovato una risposta definitiva, se mai ci fosse…

Partendo dalla saggezza popolare del “la mia libertà finisce, dove inizia la tua” mi interrogo su due questioni principali:

  1. Cos’è la libertà per ognuno di noi?
  2. Come capiamo dov’è la fine, l’inizio e il giusto equilibrio?

Siamo tutti d’accordo che ognuno può avere la propria personale idea di libertà e che ci sono tante sfumature interpretative, quanti sono gli esseri umani sulla terra? [Se non sei d’accordo, dimmelo nei commenti, perché veramente l’esistenza di un concetto univoco di libertà sarebbe decisamente di aiuto a mettere un po’ d’ordine].

Permettimi caro lettore di rivolgerti un’altra domanda:

Perché esistono le leggi, i codici  e i regolamenti?

Provo a darti la mia risposta.

Pensiamo ad esempio al codice stradale, se non esistesse, viaggiare su strade trafficate come quella dell’immagine qui sopra sarebbe piuttosto difficile. Se ognuno di noi decidesse liberamente in base al proprio pensiero e desiderio se e quando viaggiare sul lato destro o sul lato sinistro della carreggiata, sarebbe impossibile muoversi la maggior parte del tempo.

Solo questo aspetto renderebbe impossibile il movimento di chiunque e di fatto costituirebbe la limitazione della libertà per le persone che vogliono usare la strada per muoversi. Avendo Paesi in cui si viaggia a destra, come in Europa o Usa e altri in cui si viaggi a sinistra come Inghilterra o Giappone, possiamo facilmente comprendere che di fatto è possibile fare entrambe le cose, ma ciò che fa la differenza, è il farlo tutti insieme, in accordo.

Per poter essere liberi di andare dove vogliamo, quando vogliamo, necessariamente rinunciamo alla libertà di scegliere su quale lato della carreggiata viaggiare.

Non sempre la completa libertà è utile, ma dove sta il confine?

Per rispondere almeno ad una domanda, oserei dire che esistono le leggi, i codici e i regolamenti per garantire a tutti una certa quantità di libertà.

Bene, quindi che cosa intendiamo per libertà? Secondo me:

La libertà è la possibilità di esprimere sempre il meglio di me, la mia vera essenza nel momento e nel luogo in cui sono.

In altre parole, libertà è il poter esprimere in ogni istante la versione migliore di me, che è la mia vera e naturale essenza, il mio potenziale prima che venga “contaminato” dal pensiero razionale esterno.

Faccio un esempio per spiegare meglio:

Se ognuno di noi fosse una molecola d’acqua e la società il mare formato dalle molecole, io, come molecola d’acqua,  sono libera quando posso essere l’insieme delle due molecole di idrogeno e una di ossigeno, dato che la mia essenza è essere H2O. Così sarebbe per tutti gli altri esseri umani. Se però a questa molecola aggiungiamo un agente esterno, ad esempio si attacca un pezzo di plastica o di sapone, la mia necessità di libertà cambia, avrò bisogno di spostarmi diversamente, di uno spazio maggiore e così via (non me ne vogliano i chimici, sto cercando di semplificare il più possibile un pensiero parecchio immateriale e quindi difficilmente descrivibile a parole!). Modificando le mie necessità è chiaro che il rapporto naturale con le altre molecole d’acqua dovrà modificarsi e sarà necessario concordare un nuovo rapporto, che non essendo più naturale al 100%, sarà frutto di un accordo che da vita ad un regolamento tra di noi.

Capisci dove può arrivare questo meccanismo se aggiungiamo agenti esterni alle molecole? Ecco da dove nasce la necessità di creare leggi e regolamenti, più fattori esterni aggiungiamo alla vita primitiva dell’essere umano, più si rende necessaria un’organizzazione. Se stai pensando che con questo ragionamento voglio tornare all’età della pietra o nell’era giurassica, ti rassicuro, non è questo il mio obiettivo.

L’obiettivo è comprendere come sia del tutto naturale per la nostra vera essenza essere restii a qualsiasi legge o regola diversa dai principi alla base della nostra natura, ma il vivere in una società più complessa ci richiede di saperci comportare in modo consono alle leggi della società nella quale siamo.

Attenzione, non sto dicendo che dobbiamo accettare o condividere tutte le regole, è ovvio infatti che un inglese, anche quando viene in Europa preferirebbe guidare a sinistra, ma rispetta le regole del codice stradale europeo perché sa che altrimenti sia la sua libertà che quella altrui sarebbero in pericolo.

E così grave adattarsi?
Può veramente nuocerci fare una cosa che non è nelle nostre corde in quel momento?

No, non è grave e non può nuocerci.

La sensazione di disagio che proviamo di fare qualcosa di diverso da quello che in quel momento vorremmo fare non deriva da ciò che stiamo facendo, ma solo ed esclusivamente dal pensiero che stiamo ritenendo vero in quell’istante.

(Si, rileggi con attenzione la frase precedente, è un po’ contorta, ma ha un senso…)

L’abilità dell’essere umano di vivere nel mondo dipende dalla sua capacità di rimanere connesso alla sua vera essenza indipendentemente dalle circostanze.

Perché ogni volta che sentiamo la necessità di modificare le circostanze o il nostro comportamento per provare sensazioni migliori, stiamo vivendo nell’illusione che sia il mondo esterno a determinare le nostre sensazioni, quando invece sappiamo che è l’esatto contrario.

Lo so che molti di voi in questo momento potrebbero essere turbati, arrabbiati o chissà cos’altro per ciò che ho scritto. Ma vorrei che non arrivaste alla frettolosa ed errata conclusione che quindi dobbiamo accettare che accada qualsiasi cosa senza fare nulla. NON E’ COSI’.

Il discorso del fare e del non fare lo approfondirò in un prossimo articolo intitolato: Accettare non è rinunciare ad agire.

Oggi il punto fondamentale su cui volevo porre l’attenzione è che ogni qual volta sentiamo l’urgenza di contravvenire ad una regola, piuttosto che ad una promessa, piuttosto che ad un accordo perché ci sembra che non sia più giusto o buono per noi, si nasconde un tranello della nostra mente: il nostro benessere e la nostra felicità non dipendono da quella situazione, sono totalmente dipendenti solo dal nostro pensiero. Non è necessario cambiare le circostanze esterne per poterci sentire meglio. La sensazione deriva da un pensiero interno.

Spero di leggere i tuoi commenti qui sotto! Il tema è molto vasto e piuttosto articolato, quindi sono certa di non avere preso in considerazioni tutte le possibilità e le sfaccettature, facciamolo insieme!

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  1. Pingback: Accettare non è rinunciare ad agire – Rendilo Possibile

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