BuoneIdee

Pensieri Ossessivi ne abbiamo?

Questo 2019 finalmente è finito.

Inizialmente avevo pensato di scrivere un classico post per questo nuovo anno che ci attende, un ventiventi che ci lancia addirittura in una nuova decade. Mi ero lasciata trasportare dall’entusiasmo di chissà quali progetti, aspettative e umori. Ma è stata una questione di secondi. Il tempo di abbassare lo sguardo e guardarmi i piedi stanchi e affaticati da un 2019 irreale, in cui più volte mi sono sentita svenire dalla disperazione e dalla mancanza di lucidità.
Mi rivolgo allora a tutti coloro che stanno vivendo momenti difficili, a quelli che non hanno fiato di arrivare a sera e che hanno perso qualcosa. Un figlio, un marito, una moglie, la salute, la casa, la speranza.
Parlo a loro e parlo anche a chi vince sempre, ai giovani che sono pieni di speranza e che si sentono invincibili, a chi crede che il futuro si auto determini e a quelli che invece stanno aspettando qualcosa.

Voglio parlare a chi sa che i sentieri della mente possono essere un labirinto infernale se non si ha la forza di lasciare da parte ciò che ci ossessiona. Anche momentaneamente.

Non potete capire che anno sia stato per me quello che è appena finito.
Tosto. Bello anche. Ma tosto.

In ordine:

1. Mio figlio si è operato a un polso per un piccolo tumore osseo benigno.
2. L’altro mio figlio ha avuto un anno di bei successi professionali e poi ha avuto un importante incidente in motorino, in cui fortunatamente ha riportato solo la frattura di mandibola e mascella con inserimento di super placche al Titanio. Il menisco ci ha salutato e il crociato posteriore si è parzialmente rotto. Siamo in attesa del secondo intervento. Considerando che fa il rugbista, abbiamo diverse noie e tutt’ora stiamo ancora in ballo.
E comunque la telefonata alle 4 di notte, con le sirene di sottofondo, ecco non mi sento di consigliarla a nessuno. Nb si è trasferito a 3 ore e mezzo di strada e abbiamo dovuto gestire gran parte del post operatorio a distanza con annesso un nuovo inserimento scolastico. Insomma dai, facile.
3. Mio marito ha avuto una colica paurosissima, con relativa corsa al Pronto Soccorso con chiamata al 118.
4. Mia madre qualche giorno prima di Natale, è caduta per strada, si è rotta un polso e dalla botta le è venuta la faccia da wrestler.
5. Io ho perso un’occasione lavorativa importante perché mi sono sopravvalutata mentre svolgevo la prova di ammissione.

Non pensiate che vi ho buttato là la lista delle mie disavventure per dirvi che avevo delle buone ragioni per sentirmi desolata.
Volevo solo darvi il contesto e aggiungere una riflessione: sì, ho avuto delle circostanze che mi hanno messa alla prova.
Vi direi una bugia nel dirvi che, “ma sì dai, tutto è passato”: 1. Perché ancora non è passato. 2. Perché è stupido negare che le circostanze non hanno alcun impatto su di noi.

Però sapete, se pensassi solo che le circostanze mi hanno buttata in terra almeno 100 volte quest’anno, mi sentirei in balia del caso. E quindi mi sentirei impotente e perduta per quasi tutto il tempo.

Non sono stata bene. Ho perso 7 Kg e ho, tutt’ora a mesi di distanza, cali di umore che mi spavento da sola.

Però ho visto una cosa mentre ero nel culmine della disperazione che mi sembra interessante da condividere.

Quando mio figlio è stato portato in ospedale, medici super competenti ci hanno dopo una sola ora, dato la diagnosi.

Sapevo quindi che grazie a Dio, il mio bambino non aveva riportato danni permanenti e operazioni a parte non c’era niente di irrimediabile. Quindi bene. Eppure la cosa interessante è stata questa: mentre ero in ambulanza e parlavamo con i medici per i primi esami di pronto soccorso ero troppo PRESENTE. Non avevo niente per la testa. Niente disperazione, niente paura. Ero solo sveglia, vigile, super attenta. Avrei potuto scalare l’Everest. Non avevo alcun bisogno fisico. Era freddo ma non avevo freddo. Avevo sete ma non ero interessata a bere, dovevo andare in bagno ma non mi sarei mai allontanata dalla barella. Ero a disposizione e in super ascolto. Silenziosa e granitica come una roccia in mezzo al mare.

Poi è arrivata la dottoressa che mi ha dato lettura dell’esito degli esami e condivisione del percorso di cura.

Bene. Va tutto bene. Reggo.

Ma poi, mentre lo trasferiscono e mi occupo di lavarlo, portarlo in bagno e tenergli la mano, inizio a pensare.
Onde nere che mi fanno vacillare. Le ho sentite avvicinarsi e prendersi tutto. Il mio corpo che è stato scosso nelle viscere (nel senso più fisico del termine), la mia mente che è stata immersa in una paura feroce e il mio spirito che si è fatto misero e istupidito.

Quando tornavo a casa dall’ospedale le prime notti succedeva sempre la stessa cosa: crollavo in un sonno narcotico e senza sogni. Mi svegliavo qualche ora dopo e mi dicevo: “non pensare, non pensare, non pensare” ed ecco che nonostante il mio implorare, tornavo a rimuginare sui fatti sentendomi sopraffatta e impotente.

Eppure nel momento esatto in cui aprivo gli occhi io ero perfettamente quieta. Poi mentre la mia mente era in “ricerca rete” io le vedevo arrivare: onde nere che mi sommergevano e sapevo che per tutta la giornata avrei dovuto tapparmi il naso milioni di volte.

Non so se avete mai fatto il bagno nell’oceano. Ecco la sensazione è quella. Vedi l’onda, ti tappi il naso e quando sei dentro l’acqua, la forza della corrente ti sbatte a destra e sinistra finché non risali. E poi si riparte.

Questo mi ha fatto dire più volte, mentre risalivo in superficie: “ehi wow, guarda Simona come funziona Pensiero”.

Puoi sapere un sacco di cose, avere molti agi e possedere molto, ma quando arriva il tuo turno e stai dentro la tua tempesta, hai un solo modo di affrontare le cose: passa prima se non ostacoli la risalita.

Mi è venuto da riflette e condividere che probabilmente ci sono maggiori probabilità di rimanere in salute, mentalmente parlando, se si è in grado di andare oltre, affrontare un’onda per volta senza farsi prendere dalla paura di affogare. Probabilmente, nel corso della vita, ci saranno centinaia di tempeste da affrontare, alcune più dure di altre. Ma poi la marea si ritira, lo fa sempre.
E poiché tutto passa, perché davvero passa, mi chiedo perché non siamo in grado come esseri umani, dotati di un’intelligenza spaziale, di consegnare il passato al passato e fermarsi sulla spiaggia a prendere il sole senza parlottare con il nostro vicino di tempesta di quanto sia stato terribile.
Usiamo le pause per riposare, imparare cose nuove e godersela. Di fatto chi ce lo impedisce?

Noi stessi. Appunto.

I ricordi della tempesta e il rimpianto di ciò che pensiamo di aver perduto alle volte sono più inquietanti della tempesta stessa.
Con tutta probabilità i fatti si sono conclusi da tempo, ma noi possiamo dare vita loro ogni giorno.
Questa cosa qua si chiama libero arbitrio la cosa più straordinaria che ci è stata regalata, come esseri umani. Possiamo rivedere ogni singolo passaggio di quei giorni difficili, vivendo il rimorso o il rimpianto o lasciare il passato al passato e vedere cosa c’è per noi, qui, nel presente.

E allora per questo ventiventi ho scelto un’intuizione che voglio che mi accompagni durante quest’anno: scegli con cura le tue corse Simona, scegli con attenzione l’oggetto della tua dedizione e poi semplicemente percorri la strada in quella direzione. Presente e salda.

Buon 2020 ragazzi.
Simona

 

 

 

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