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Business Illuminato

La Formazione in Azienda Funziona?

Questa è un post dedicato ai miei primi dieci anni di attività come professionista del settore

Ti stai guardando intorno per un master in gestione delle risorse umane? Vorresti approfondire il tema della formazione per diventare un Training Specialist di stress da lavoro correlato, bournout e benessere aziendale?

Ecco, prima di prendere la prima proposta che ti capita a tiro, prenditi un attimo e opta sempre per una formazione polivalente.

Negli ultimi dieci anni sono stata coinvolta in progetti di formazione molto belli, tutti tesi naturalmente a migliorare qualche aspetto della comunicazione, ridurre il rischio di bournout e promuovere un clima aziendale essenzialmente senza stress.

Ma ogni volta che sono partita nella realizzazione di un progetto mi sono scontrata con alcuni limiti che le nostre aziende hanno nel background culturale:

#1 – La pessima relazione con i corsi di formazione frontale: quando le persone entrano nel ciclo formativo sono spesso spallate. Fondamentalmente non capiscono il motivo per cui devono sottrarre tempo (che dovranno recuperare in altro modo) all’attività produttiva. A volte devo supplicare di spegnere i telefoni e chiedere una pausa alla loro reperibilità per almeno qualche ora.

#2 –  La mancanza di fiducia nei sistemi formativi: come per esempio la certezza che anche se il corso sarà utile, niente di saliente potrà mai cambiare nell’assetto generale.

#3 –  La differenziazione delle proposte formative rispetto alle funzioni. Alla base, i percorsi sono molto generalisti e di gruppo; per le competenze trasversali va alla grande il corso di Comunicazione efficace e quello di Problem Solving. Più si sale, maggiore diventa la specializzazione e il metodo d’insegnamento diventa sempre più personalizzato; per questo passiamo a corsi più avanzati, tipo la negoziazione, la risoluzione del conflitto e la costruzione valoriale.  Al vertice poi, la formazione svanisce. Nel senso che se chiedi a un imprenditore o un dirigente quanta formazione fa all’anno, ti risponderà che non ne fa perché è talmente tanto coinvolto nel lavoro che non ha tempo. E questo al di là dell’effettivo carico di lavoro, rende molto perplesse le persone che sono alla base della catena produttiva.

 #4 – I Budget. Visto che è difficile stabilire con certezza matematica il ROI della formazione, i soldi messi in palio dalle aziende sono sempre meno. Certo ci sono i fondi paritetici o l’INPS che garantiscono il flusso finanziario ma diciamocelo, non è la stessa cosa. C’è molta meno libertà e le linee guida molto più stringenti.

 

Ti stai guardando intorno per un master in gestione delle risorse umane? Vorresti approfondire il tema della formazione per diventare un Training Specialist di stress da lavoro correlato, bournout e benessere aziendale? Ecco, prima di prendere la prima proposta che ti capita a tiro, prenditi un attimo e opta sempre per una formazione polivalente. Negli ultimi dieci anni sono stata coinvolta in progetti di formazione molto belli, tutti tesi naturalmente a migliorare qualche aspetto della comunicazione, ridurre il rischio di bournout e promuovere un clima aziendale essenzialmente senza stress. Ma ogni volta che sono partita nella realizzazione di un progetto mi sono scontrata con alcuni limiti che le nostre aziende hanno nel background culturale: - La pessima relazione con i corsi di formazione frontale: quando le persone entrano nel ciclo formativo sono spesso spallate. Fondamentalmente non capiscono il motivo per cui devono sottrarre tempo ( che dovranno recuperare in altro modo) all’attività produttiva. A volte devo supplicare di spegnere i telefoni e chiedere una pausa alla loro “reperibilità” per almeno qualche ora. - La mancanza di fiducia nei sistemi formativi. Come per esempio la certezza che anche se il corso sarà utile, niente di saliente potrà mai cambiare nell’assetto generale. - La differenziazione delle proposte formative dall’alto al basso. Alla base, i percorsi sono molto generalisti e di gruppo; per le competenze trasversali va alla grande il corso di Comunicazione efficace e quello di Problem Solving. Più si sale, maggiore diventa la specializzazione e il metodo d’insegnamento diventa sempre più personalizzato; per questo passiamo a corsi più avanzati, tipo la negoziazione, la risoluzione del conflitto e la costruzione valoriale. Al vertice poi, la formazione svanisce. Nel senso che se chiedi a un imprenditore o un dirigente quanta formazione fa all’anno, ti risponderà che non ne fa perché è talmente tanto coinvolto nel lavoro che non ha tempo. E questo al di là dell’effettivo carico di lavoro, rende molto perplesse le persone che sono alla base della catena produttiva. - I Budget. Visto che è difficile stabilire con certezza matematica il ROI della formazione, i soldi messi in palio dalle aziende sono sempre meno. Certo ci sono i fondi paritetici o l’INPS che garantiscono il flusso finanziario ma diciamocelo, non è la stessa cosa. C’è molta meno libertà e le linee guida molto più stringenti. NUOVE POSSIBILITA’ E STRADE CHE MIGLIORERANNO DI SICURO IL CLIMA AZIENDALE SENZA RICORRERE ALLE SOLITE PROPOSTE Io una via di fuga l’avrei trovata e so essere una scelta che sempre più aziende stanno cominciando a valutare. Tra tutte le attività possibili in ambito business, l’Outdoor training è una delle migliori per raggiungere più facilmente e velocemente molti risultati che nella formazione tradizionale stentano ad arrivare. Le motivazioni sono davvero tante ma la prima e la più importante è che se prendi un gruppo di persone della stessa azienda e le porti in un bel contesto in cui possono sperimentarsi come persone anziché come funzioni professionali, le cose assumono toni completamente diversi. Fare insieme cose inusuali, come cucinare, occuparsi gli uni degli altri attraverso dei giochi di contatto, ripulisce le relazioni da tutto il superfluo e rimane solo l’essenziale. Portare in primo piano la persona e approfondire come tutti gli esseri umani prendono le decisioni, come orientano il loro comportamento e le potenzialità di un nuovo pensiero, giuro mi ha fatto osservare cose molto ma molto interessanti: - Uffici che si facevano la guerra a priori, che hanno seppellito l’ascia una volta che si sono esplorati un po’. - Persone in continua rivalità che si rilassano e iniziano a convivere molto più civilmente. - Umore generale che si risolleva a livelli ottimali già dopo le prime ore insieme. Senza contare poi che la cosa diventa contagiosa e le persone che rientrano in azienda con una tale carica di benessere diventano pervasive. Ora, si potrebbe pensare che sia il contenuto delle attività a generare una cambiamento di tale portata e se così fosse avrebbe senso rincorrere la migliore attività sul mercato. Eppure lasciate che vi dica che non è il gommone, o il mobile dell’Ikea a generare il cambiamento, quanto piuttosto la sensazione di apertura che si crea durante l’evento. Quel che accade è che le persone in quei giorni lì, non stanno a rimuginare su ciò che non va in azienda né si coinvolgono in attività che vivono com faticose ma semplicemente si concedono una pausa dal loro intrattenimento quotidiano. Ed è questa in effetti l’unica cosa che conta, per ottenere il massimo dai propri collaboratori: lasciare che il brutto tempo si dissolva e solo quando il sole splende, puntare ad una nuova direzione

Io una via di fuga l’avrei trovata e so essere una scelta che sempre più aziende stanno cominciando a valutare.

Tra tutte le attività possibili in ambito business, l’Outdoor training è una delle migliori per raggiungere più facilmente e velocemente molti risultati che nella formazione tradizionale stentano ad arrivare.

Le motivazioni sono davvero tante ma la prima e la più importante è che se  prendi un gruppo di persone della stessa azienda e le porti in un bel contesto in cui possono sperimentarsi come persone anziché come funzioni professionali, le cose assumono toni completamente diversi.

Fare insieme cose inusuali, come cucinare, occuparsi gli uni degli altri attraverso dei giochi di contatto, ripulisce le relazioni da tutto il superfluo e rimane solo l’essenziale.

Portare in primo piano la persona e approfondire come tutti gli esseri umani prendono le decisioni, come orientano il loro comportamento e le potenzialità di un nuovo pensiero, giuro mi ha fatto osservare cose molto ma molto interessanti:

Uffici che si facevano la guerra a priori, che hanno seppellito l’ascia una volta che si sono esplorati un po’.

→ Persone in continua rivalità che si rilassano e iniziano a convivere molto più civilmente.

 Umore generale che si risolleva a livelli ottimali già dopo le prime ore insieme.

Senza contare poi che la cosa diventa contagiosa e le persone che rientrano in azienda con una tale carica di benessere diventano pervasive.

Ora, si potrebbe pensare che sia il contenuto delle attività a generare una cambiamento di tale portata e se così fosse avrebbe senso rincorrere la migliore attività sul mercato.

Eppure lasciate che vi dica che non è il gommone, o il mobile dell’Ikea a generare il cambiamento, quanto piuttosto la sensazione di apertura che si crea durante l’evento.

Quel che accade è che le persone in quei giorni lì, non stanno a rimuginare su ciò che non va in azienda né si coinvolgono in attività che vivono com faticose ma semplicemente si concedono una pausa dal loro intrattenimento quotidiano.

Ed è questa in effetti l’unica cosa che conta, per ottenere il massimo dai propri collaboratori: lasciare che il brutto tempo si dissolva e solo quando il sole splende, puntare ad una nuova direzione. 

Ph credits: Me!

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