Donatella Di Pietrantonio, L'arminuta, premio campiello
Leggi che ti passa

L’Arminuta: L’Essere Umano è Progettato per Farcela

Ho letto L’Arminuta in un fine settimana, ma solo perché avevo anche altre cose da fare e un po’ di sonno arretrato. Perché se ne avessi attaccato la lettura in uno di quei Sabati oziosi in cui devi pensare solo a tenerti il pigiama addosso, lo avrei divorato senza alzare mai gli occhi dal mio Kindle.

L’autrice Donatella Di Pietrantonio ha scritto pagine di pura delicatezza pur descrivendo per quasi tutto il tempo miseria, ignoranza e sofferenza.

Ma non pensiate che il libro sia triste o che dia pena. In ogni pagina si respira speranza, amore e resilienza.

L'Arminuta, libro, premio campiello, recensioneL’Arminuta

di Donatella di Pietrantonio

Editore: Einaudi • Formato: Cartaceo ed Ebook • Prezzo: 13,13 – 8,99
Pagine: 162 • Data di uscita: 14 Febbraio 2017


TRAMA: «Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza».

– Ma la tua mamma qual è? – mi ha domandato scoraggiata. – Ne ho due. Una è tua madre.

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Ma c’è Adriana, che condivide il letto con lei. E c’è Vincenzo, che la guarda come fosse già una donna. E in quello sguardo irrequieto, smaliziato, lei può forse perdersi per cominciare a ritrovarsi. L’accettazione di un doppio abbandono è possibile solo tornando alla fonte a se stessi. Donatella Di Pietrantonio conosce le parole per dirlo, e affronta il tema della maternità, della responsabilità e della cura, da una prospettiva originale e con una rara intensità espressiva. Le basta dare ascolto alla sua terra, a quell’Abruzzo poco conosciuto, ruvido e aspro, che improvvisamente si accende col riflesso del mare.

Mi sono intrattenuta con questo libro per tutto il fine settimana. Me lo sono portato ovunque e l’ho letto in ogni momento libero: mentre aspettavo la mia amica al bar per la colazione del Sabato mattina, tra un servizio di casa e l’altro e prima che mio figlio scendesse in campo per il match della Domenica. Chiuderlo è sempre stato un sacrificio, riaprirlo un sollievo. 

Sono certa che qualche bravo regista, prima o dopo realizzerà un film su questo romanzo perché la trama, il contesto emotivo e la risoluzione sono talmente tanto perfetti e immacolati che nella mia testa, era già una scenografia. Tanto che in alcuni momenti, da vera cinica come a volte mi ritrovo, mi sono pure permessa di criticare l’autrice pensando che l’avesse scritto così bene solo perché aveva già preso gli accordi per i diritti cinematografici. Poi ho cercato qualche informazione su Donatella di Pietroantonio e ho visto che è al suo terzo romanzo e si guadagna da vivere facendo la dentista pediatrica. Dubito quindi che sia stata pre contattata da qualche regista; è stata brava e basta.

Dunque il libro, L’Arminuta, questo spettacolo di romanzo. Come sempre vi risparmio la trama per non fare spoiler, e dunque ciò che mi rimane di esso è solo la mia esperienza, le emozioni che ho provato e la vividezza delle immagini che mi sono passate negli occhi.

Dovresti leggere questo libro se ami la buona scrittura (perché davvero Donatella, io non so quanto il tuo editor ci abbia messo le mani sopra, ma Dio mio se sei una penna fantastica. Ti prego, continua a scrivere tra un paziente e l’altro ne abbiamo assolutamente bisogno), se vuoi fare immersione in emozioni intense e se sei abbastanza aperto da astenerti dal giudicare.

Per me L’Arminuta è:

1. La storia di una bambina che nell’avversione della vita, è diventata una donna straordinariamente ordinaria, anche se avrebbe tranquillamente potuto perdersi nella miseria e nella sofferenza. (Piccolo appunto su straordinariamente ordinaria: queste due parole insieme per me sono la massima espressione del risultato di una vita illuminata. Fare in modo straordinario le cose ordinarie è la mia massima aspirazione e ciò che auguro ad ognuno di voi).

2. La storia di due padri, uno, che perso in se stesso sceglie una strada troppo comoda, e l’altro che nella sua spigolosa ignoranza riconosce il valore della figlia e fa il meglio affinché si distingua e faccia la sua strada.

3. La storia di due madri, una, che perde di vista l’essenziale e l’altra che pur non avendo niente, condivide quello stesso niente, moltiplicandolo.

4. La storia di una sorella che per quanto  orientata verso l’analfabetismo, mette sempre il buon senso sopra ogni cosa.

E poi c’è una cosa che non ho capito un gran ché ma forse perché non ho colto bene i segnali nella trama e ora che devo passare il libro a mia madre non ho più il tempo per una seconda lettura. Se potessi parlare con l’autrice le chiederei se è voluta la confusione temporale del periodo in cui l’Arminuta torna al paese d’origine. Perché io ho avuto qualche difficoltà e a un certo punto, proprio nel momento in cui i tre fratelli vanno al mare e vedono la casa sulla spiaggia deserta, mi sono chiesta se non fosse passato un intero anno dalla densità e dalla varietà degli avvenimenti narrati.  E lì sono andata un po’ in sbattimento perché un contesto temporale realistico è importante, almeno secondo me. Naturalmente non avevo capito niente io, ma se dovessi avanzare qualche timida critica, quella sarebbe l’unica.

E niente, ve lo consiglio, come lo potrei consigliare alla mia migliore amica. Prendetevi qualche ora e mollate tutto, L’Arminuta si legge tutto d’un fiato.

PS: se lo hai già letto, scrivi cosa ne pensi qua sotto.

PSS: Scusate, scusate e scusate per la foto. Sto cercando d’imparare. Per questa mi sono accorta troppo tardi che si vede il mio riflesso sullo schermo dell’IPad. Avrei potuto fare finta di niente ma dai, non mi sembrava elegante. L’avrei potuta rifare ma la mia amica ha avuto una settimana infernale e proprio non me la sentivo di piombarle in casa. Quindi, andrà meglio la prossima volta.

    1 Comment

  1. Pingback: Un Libro Sorprendente: Accabadora – Rendilo Possibile

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: